Antonino De Simone

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il museo

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A pochi metri di distanza dal laboratorio, si respira il fascino di luoghi lontanissimi e di tempi perduti.

 

La collezione privata di Antonino De Simone ospita più di trecento gioielli etnici antichi realizzati con corallo pescato e lavorato prevalentemente nei paesi dell’area del Mediterraneo e poi montato altrove, secondo gli usi locali.

 

Questi straordinari monili sono la prova tangibile dei legami che per millenni hanno unito oriente ed occidente, per cui le famosissime vie della seta e delle spezie, erano anche vie del corallo, dal momento che il nostro oro rosso era spesso il corrispettivo pagato per le preziose merci orientali.

 

Sin dai tempi più remoti corallo e magia si rincorrono, si intrecciano confondendosi tra superstizioni, riti scaramantici o solo benaugurali; e l’aspetto forse più strabiliante è che per tutti i popoli rappresentati, dai Mongoli agli Indiani, dai Cinesi agli Indiani d’America, ma anche in Yemen, Turchia, Uzbekistan, Nigeria, Maghreb ed Europa, nel corso dei secoli, al corallo è stato universalmente riconosciuto il potere di portafortuna.


 

La nascita della collezione deriva da un fortunato incontro del Dott. Antonino De Simone: “Quando più di quaranta anni fa mi trovai a Parigi e vidi in un negozio gioielli etnici con corallo, riconobbi nel particolare taglio di quel corallo una forma che mi riportava indietro nel tempo alla mia infanzia, quando nella ditta paterna il corallo veniva tagliato in quella forma oblunga, destinata solo al mercato nord africano.

 

In quel momento ebbi una folgorazione e decisi che avrei dedicato parte del mio tempo a raccogliere gioielli etnici da tutto il mondo.

 

Una volta iniziato questo percorso, mi trovai di fronte ad una serie di scoperte che mi appassionarono sempre più, mi resi conto che la “via della seta”, che già duemila anni fa partiva dalla Cina settentrionale, attraversava le steppe dell’Asia centrale e arrivava in Occidente, e la “via delle spezie”, che collegava il profondo sud della penisola arabica con il Mare Nostrum, erano state percorse anche in senso inverso dai mercanti coraggiosi che dal Mediterraneo si spinsero fino all’estremo oriente, utilizzando il nostro corallo rosso come merce di scambio e favorendo così la sua perfetta assimilazione con gli usi locali.

Da sempre infatti il corallo ha affascinato per la sua natura contraddittoria: non minerale, anche se pietrificato, non vegetale anche se a forma di albero, non animale anche se del color del sangue.

 

Al corallo venivano attribuiti forti poteri apotropaici, scaramantici, terapeutici e capacità propiziatorie a tutela del benessere, della fertilità, della longevità, inoltre i gioielli etnici in corallo, aggiungevano alle virtù difensive, tipiche dell’elemento rosso, il potere benaugurale ulteriormente potenziato dalle particolari forme, dai disegni, dalle scritte, propri di ogni cultura di origine.

 

Riassumendo, in molte culture il gioiello è una “difesa”, oltre ad abbellire, esprime lo status economico della persona e soprattutto ha la funzione di proteggere chi lo indossa nei momenti più vulnerabili della sua vita: la nascita, la pubertà, il matrimonio.

La storia affascinante che si cela dietro ognuno di questi monili, mi ha spinto a continuare a collezionare, così la mia raccolta è progressivamente cresciuta, fino ad assumere i connotati di una collezione consistente, sia per il numero che per la qualità degli oggetti esposti.

 

La natura stessa di questo lavoro di collezionismo fa sì che questo impegno non abbia un limite di tempo, crescerà ancora raggiungendo tutti i luoghi che il corallo nel suo viaggio millenario ha lambito”.

 

Il corallo ha viaggiato e si è spinto molto lontano, intrecciandosi con gli usi locali e diventando protagonista di miti e leggende ed elemento distintivo di popoli, ma qualche volta è anche ritornato in Italia, compiendo un curioso viaggio di andata e ritorno.

 

A volte capita di assistere a veri e propri fenomeni di “corsi e ricorsi commerciali”, come nel caso dell’Ucraina, dove il corallo è stato introdotto da commercianti ebrei polacchi ed è subito divenuto l’ornamento preferito dalle donne ucraine.

 

Una traccia di quanto sopra detto, si trova nel libro di racconti di J. Roth, “Il mercante di coralli”, dove si narra la storia di un commerciante ebreo, che vendeva i suoi preziosi coralli alle contadine ucraine, ma che fu rovinato dalla concorrenza che iniziò a vendere corallo falso a prezzi molto più bassi rispetto ai suoi.

 

Ebbene, si è verificato un curioso flusso circolare di collane lavorate a Torre del Greco agli inizi del secolo scorso, esportate in Ucraina e ritornate in Campania dopo molti anni.

 

Quando negli anni ’80 del secolo scorso i giovani ebrei ottennero il permesso di emigrare, ricomprarono tutto il corallo delle contadine ucraine per rivenderlo in Europa Occidentale.

 

Il corallo ha attraversato civiltà e secoli e continua a piacere, perché, come diceva il mercante Nissen Piczenick, alter ego di  J. Roth, “i coralli li portano tutti, ricchi e poveri, elevano chi sta in basso e adornano chi sta in alto.

 

Si possono portare di mattina, a mezzogiorno, di sera e la notte, (…) quando si lavora e quando si riposa, in tempi lieti e tristi.