Antonino De Simone

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corallo

corallo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’origine del corallo è stata per secoli avvolta nella leggenda: Ovidio nelle “Metamorfosi” e Plinio il vecchio nella “Naturalis historia” riconoscono al corallo la stessa genesi mitica; il sangue che continuò a gocciolare dalla testa recisa della gorgone Medusa, si trasformò in corallo.

Il suo colore caldo e vivo, l’origine marina, la sua natura ambigua devono aver fortemente impressionato i primi popoli del bacino del Mediterraneo che hanno così iniziato a lavorarlo e a farlo conoscere in tutto il mondo.

 

Non vegetale, anche se ramificato, come fu scoperto solo agli inizi del ‘700 dal medico marsigliese Peissonnel, non minerale anche se pietrificato, ma secrezione calcarea prodotta da colonie di microrganismi e quindi di origine animale, il corallo rosso del mediterraneo ha sedotto tutti i popoli che ne sono venuti in contatto, creando tra questi un legame particolare formato dalle virtù portentose che nei secoli e tra i popoli, tutti gli hanno attribuito.

Gli ornamenti in corallo rinvenuti in alcuni siti archeologici fanno supporre che fosse conosciuto già varie migliaia di anni fa, ma è invece certo che i Greci apprezzassero il corallo.

L’ambizioso progetto di Alessandro Magno, di fondere oriente ed occidente in un unico impero non solo per mezzo delle conquiste militari, ma anche grazie ad un’ unificazione culturale favorita dagli scambi commerciali, aprì al corallo la strada fino all’ India.

Plinio fornisce una prova tangibile di questo nella già citata “Naturalis Historia” in cui afferma che : «Gli indiani apprezzano il corallo quanto i romani valutano le perle indiane il cui costo varia con l’importanza che ogni popolazione gli attribuisce».


La pesca e la lavorazione del corallo erano praticate in tutto il mediterraneo e da qui poi il corallo eraesportato in tutto il mondo conosciuto, utilizzando le vie per le quali in senso inverso si
importavamo le spezie, la seta, i profumi e le altre merci pregiate;
pur provenendo da tanto lontano, il corallo si insediò stabilmente
nei costumi dei popoli nomadi d’oriente che lo utilizzarono perfino
per ornare i propri cavalli, ritenendolo un formidabile portafortuna.

 

Le vie della seta e delle spezie funsero quindi da gigantesco melting pot nel quale si incontravano e si fondevano esperienze culturali dalle piú diverse matrici, dando luogo a risultati unici, vere e proprie sintesi dell’incontro tra tradizioni diverse .

In Italia i primi a dedicarsi alla pesca e alla lavorazione sistematica del corallo furono i trapanesi che ben presto divennero abilissimi “scultori”, specializzati nell’incastonatura di piccoli coralli su oggetti sacri e di uso domestico.
La lavorazione era quasi interamente nelle mani di ebrei che, costretti spesso alla fuga, portavano con sé i segreti del mestiere e li trasferivano lì dove si andavano a stabilire, ecco spiegate le cause dell’alterna fortuna di Genova, Trapani, Livorno, Marsiglia : le antiche capitali del corallo.

Torre del Greco già a partire dal 1400 si era dedicata alla pesca del corallo ed i pescatori torresi, forti della loro esperienza secolare, si spingevano con le loro coralline fino alle coste africane.

Nel ‘700 divennero sempre più forti le ostilità della francese Compagnie Royale d’Afrique che osteggiava tutti i pescatori stranieri, affermando il suo monopolio sulla pesca del corallo, finché nel 1780 gli incidenti sempre più frequenti spinsero i torresi a chiedere ai Borbone una regolamentazione della pesca del corallo, tale petizione portò dieci anni dopo alla promulgazione del Codice Corallino. inoltre da più parti era giunta l’osservazione della indubbia convenienza a trasferire la lavorazione del corallo lì dove era pescato, così sotto la reggenza di Tanucci, il Supremo magistrato di Commercio G.B. Jannucci auspicava in un suo trattatato sulla pesca del corallo il trasferimento della lavorazione e vendita del corallo nella capitale del Regno, ma solo nel 1790 Acton approvò la fondazione della Real Compagnia del Corallo, che avrebbe assegnato ai torresi il monopolio della vendita del corallo.

Sfortunatamente la compagnia non decollò, ma l’idea fu presto fatta propria dal marsigliese Paolo Bartolomeo Martin che nel 1805 ottenne dal re Ferdinando IV un permesso decennale (rinnovatogli poi sia da Giuseppe Napoleone che da Murat) di aprire una fabbrica a Torre del Greco e da questo punto in poi, la storia del corallo a Torre si intreccia con la storia del corallo nella famiglia De Simone, dal momento che un lontano avo fu probabilmente uno degli apprendisti di Martin che poi si mise in proprio e fondò nel 1830 l’azienda di cui parliamo ancora oggi.